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Il tuo consulente pubblicitario
"Scopo della pubblicità è , secondo una visione più realistica, quello di stimolare una propensione al consumo o prima ancora un’intenzione all’acquisto. Per efficacia si intende quindi la capacità che ha una determinata pubblicità di creare goodwill verso il prodotto (letteralmente: benevolenza, amicizia, simpatia), cioè evocare il desiderio, la convinzione che quel prodotto rappresenti una soluzione valida e desiderabile, anzi la migliore delle soluzioni possibili". o
  



Un'agenzia di comunicazione, un freelancer o un Consulente Pubblicitario lavorano seguendo "formule diverse", ognuna con aspetti positivi ed aspetti negativi. Un’agenzia ad esempio e’ in grado di fornire più servizi, spesso curando più aspetti della comunicazione. Però spesso ne risente il rapporto con il cliente, che rischia di essere più freddo, più burocratico. Un cliente che si rivolge ad una agenzia, può essere seguito oggi da un account e domani da un altro. Il suo ufficio stampa può essere gestito da persone diverse, che magari non sempre conosce bene. Senza contare poi che alcune agenzie, magari quelle più piccole, fanno seguire alcuni lavori a giovanissimi senza esperienza, stagisti pagati poco o niente. Soprattutto poi se il cliente a sua volta non e’ un "big".
Il freelancer e’ spesso utilizzato per singoli eventi, ma per sua natura resta una figura poco professionale, qualcuno che magari avrebbe voluto fare il giornalista, ma visto che non c’è riuscito, si mette a fare l’addetto stampa. Ma c’è una grande differenza tra il saper scrivere, nel saper fare il giornalista, e l’addetto stampa professionista, che deve anche saper convincere, entrare nella logica aziendale, saper portare a casa i risultati concreti.
Un Consulente Pubblicitario, si dedica al cliente direttamente, si prende personalmente le responsabilità, segue direttamente il lavoro, sia nella fase di progettazione che in quella operativa. In virtù di questo, il consulente "entra" nell’azienda o nell’organizzazione del cliente, ne diventa quasi un partner, ne comprende sfumature e necessità. E quindi consegue migliori risultati, soprattutto per clienti medi e piccoli, per aziende che hanno bisogno certo di risultati, ma anche di non investire budget eccessivi.
Ovviamente se il rapporto con il cliente (ma anche con il giornalista) e’ a distanza, il rapporto diretto rischia di indebolirsi. Per questo occorre avere contatti continuativi, un continuo scambio di idee e di opinioni, che comunque costituiscano un contatto "caldo" e che facciano percepire una attenzione puntuale al cliente ed alle sue necessità. Il cliente non deve solo essere al centro delle nostre attività, ma deve "sentirsi" al centro.
Ogni mass media ha sue precipue caratteristiche di cui dobbiamo tenere conto: se dobbiamo andare in tv occorrono immagini e velocità, se dobbiamo andare in radio occorre freschezza e vivacità, sul giornale dobbiamo essere sulla notizia, sulla rivista specializzata dobbiamo spiegare. Sul web occorre essere brevi, chiari, fornire collegamenti e link che non siano inutili orpelli, ma occasioni di approfondimento possibile. E magari invogliare all’interattività, alla partecipazione diretta. C’è poi da modulare il messaggio in base ai target dei lettori: anche sul web esistono siti per medici e specialisti e siti per giovanissimi studenti. Il segreto, sul web come sugli altri media, e’ saper differenziare il messaggio sempre di più, adattandolo ai diversi pubblici. Da questo punto di vista il web e’ prezioso, perché permette di diversificare molto bene, di far arrivare il messaggio giusto al pubblico adatto.
Articolo ADVMAGAZINE
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